Necropoli via Albere Spianà Verona

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Il progetto “Via Albere Verona, antica via Postumia e Necropoli della Spianà” intende rivalutare via Albere con uno sguardo al suo presente e uno al suo passato; nel valorizzare il passato interessa le zone:

  • di via Prima Traversa Spianà dove, al civico 3, si trova l’antica fornace romana I sec. d.C.
  • del parco Ada, in via Albere 96,  dove si trova il recinto familiare I sec. d. C.
  • del parco Postumia in via Albere 112, dove si può leggere una tabella informativa e dove furono ritrovati i resti della piccola Julia

Perché si chiama necropoli della Spianà

Il termine necropoli deriva dal greco νεκρóς – nekros – morto e  πóλις – polis – città, designa quindi la città dei morti; oggi, per indicare i luoghi di sepoltura, usiamo il nome cimitero, dal greco κοιμητηριον- coimeterion ovvero luogo dove si dorme, si riposa, e il termine sottintende la fiducia nel risveglio dopo la morte .

Le leggi funerarie romane imponevano di seppellire i morti fuori della cinta muraria, oltre le porte della città. La necropoli in oggetto è stata trovata lungo una delle via di accesso a Verona, la Postumia.


Dal 1509 al 1517 il popolo veronese deliberò di cedere la propria città all’imperatore di Germania Massimiliano, onde evitare i disagi di un assedio. Dopo quel periodo Verona tornò a legarsi alla Serenissima Repubblica di Venezia con festeggiamenti che durarono 3 giorni, cercando così di dimenticare i difficili anni passati sotto il durissimo dominio imperiale. La Serenissima quindi modificò i principi difensivi di Verona che si erano dimostrati insufficienti e, tra i vari provvedimenti, impose che venissero abbattuti tutte le costruzioni e gli alberi sino alla distanza di un miglio dai bastioni cittadini, creando così delle spianate che lasciavano scoperto e ben visibile l’arrivo di nemici, da cui la nascita del toponimo “Spianà“.


Nella sua totalità il territorio denominato la Spianà comprende 800 mila metri quadrati di terreni agricoli o incolti, per la maggior parte privati, fra i quartieri Stadio e San Massimo.

Gli scavi archeologici

L’Associazione Santa Lucia, che da anni eseguiva indagini a motivazione storica e culturale sul borgo di Santa Lucia a Verona, ha scoperto in zona Spianà, durante i lavori in occasione dei campionati mondiali di calcio 1990, alcuni reperti giudicati di natura archeologica che ha prontamente segnalato alla Soprintenza competente rendosi così  promotrice di un processo di recupero e valorizzazione straordinario.

…Il ritrovamento di un area di necropoli così intensamente sfruttata è davvero di rilievo: permetterà, infatti, di dedurre nuove considerazioni a carattere sociale, economico e religioso sulla popolazione della città romana.

Se questo studio sarà possibile, se tanti dati e tanti materiali non sono andati distrutti sotto i colpi delle ruspe, ciò si deve, in primo luogo, alla pronta segnalazione dei ritrovamenti da parte dei membri dell’Associazione festeggiamenti Santa Lucia. Ed a loro esprimo un vivissimo ringraziamento.

                                                                             Giuliana Cavalieri Manasse

Direttore Nucleo Operativo della Soprintendenza Archeologica per il Veneto                                                                                          Verona, 12 novembre 1990

Direttore del Nucleo Operativo veronese della Soprintendenza Archeologica per il Veneto è stata la dottoressa Giuliana Cavalieri Manasse  che al termine di trentacinque anni di servizio svolto nella città di Verona ha ricevuto la medaglia della città come riconoscimento per aver salvaguardato il territorio, ma anche lavorato per la conoscenza di elementi storici e archeologici di Verona, producendo una documentazione accurata a dettagliata delle nuove ed importanti scoperte effettuate.

Lungo la Postumia, tra porta Palio e la Spianà, sono state trovate 1361 tombe romane, di cui circa 800 alla Spianà: il 90% di defunti cremati, il resto inumati. Le tombe sono state datate tra la fine del primo secolo e il IV secolo d.C. (50 a.C al 400). Si tratta di una delle più grandi necropoli venute alla luce nell’Italia settentrionale.

Nel 1990, grazie ad un progetto promosso e finanziato dall’allora Banco Ambrosiano Veneto e alla Soprintendenza Archeologica del Veneto, sono stati restaurati la tomba presumibilmente femminile n.269 e il suo ricco corredo funerario di epoca romana, proveniente appunto dalla necropoli della Spianà. Il restauro è stato eseguito da Kriterion per mano delle restauratrici dott.sse Caterina Camerlo e Silvia Ferrucci che per eseguire l’opera si erano trasferite da Bologna a Verona per 3 anni.  A seguito del restauro è stato prodotto un catalogo, autrici dott.ssa Magherita Bolla e l’allora Soprintendente Giuliana Cavalieri Manasse, edito da “Restituzioni- tesori d’arte restaurati” un progetto promosso e crato da Intesa Sanpaolo. Qui la scheda breve del catalogo con la descrizione dei reperti trovati e delle tecniche di restauro utilizzate.

 

All’interno di tombe infantili gli archeologi hanno trovato anche dei biberon di argilla cotta; si tratta di oggetti di uso quotidiano che i genitori romani di 2.000 anni fa ponevano vicino ai loro piccoli defunti a costituirne il corredo funerario.

Biberon simili sono visibili al museo archeologico di Brindisi e recentemente ne sono stati scoperti in Turkia nella provincia di Canakkale.

 


La tesi di dottorato

Con la tesi di dottorato della dottoressa Giulia Pelucchini nel 2015 si è resa nota la constatazione che le necropoli a Verona venivano collocate con una particolare predilezione per l’asse stradale costituito dalla via Postumia.

Con uno studio attraverso il tempo, la dottoressa Pelucchini ha riconosciuto tre distinte fasi di utilizzo della necropoli Albere Spianà, a cui sono seguite altre due fasi d’abbandono.

In anteprima qualche dettaglio dalla tesi di dottorato di prossima pubblicazione ( si veda il progetto) della dottoressa Giulia Pelucchini, archeologa specializzata in archeologia funeraria:
A via Albere, ci sono 94 incinerazioni e 10 inumazioni.
A Spianà la percentuale è di circa 96% incinerazioni.
Abbiamo solo un ustrina  a via Albere, ma per poche persone. A Verona dovevano esistere ustrina pubblici, ma non ne sono stati trovati.
( Ustrinum era l’area sacra in cui venivano realizzate le pire per la cremazione e i parenti bruciavano i corpi dei loro cari per poi raccoglierne i resti in urne od olle che depositavano poi nel vicino sepolcro.)


La necropoli e la seconda guerra mondiale

Quel giorno c’era molta perplessità sul luogo degli scavi, nella zona dell’attuale parco Postumia. Era il periodo tra il 2008 e il 2009, gli archeologi osservavano strane buche nel terreno, non sembravano affatto tombe come le altre, ma di cosa si poteva trattare quindi…risolse il caso l’archeologo Junior Mendes.
“Sono tracce causate dalle bombe – disse – questo luogo è stato oggetto di bombardamento durante la guerra”

bombardamento americano 1945 albere verona postumia

In questa immagine del 5 marzo 1945 sono visibili gli effetti del bombardamento americano sulle zone della stazione di Verona Porta Nuova, via Albere e Santa Lucia.

seconda guerra mondiale via albere verona postumia

In questa fotografia del 1951 è ritratta una mamma in bicicletta che accompagna i due figli su via Albere. Alle loro spalle la casa crollata di via Albere, al civico 92, ora ricostruita dopo il bombardamento americano. Era il 28 marzo del 1944 quella sera, la casa crollò, una mucca morì, il suo vitello si salvò e per lo spavento corse via nella campagna della Spianà.

 

 

 


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Mappa del sito    Fonti

Mappa della Necropoli Spianà e via Postumia

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