Jiuliet / Julia / Giulietta romana ritrovata in via Albere a Verona

Jiuliet / Julia / Giulietta: anche via Albere ha la sua Giulietta

Quel giorno, nell’anno 2008/2009, gli archeologi, il brasiliano dott. Valmir Manoel Mendes Junior e l’italiano Flavio Capone, sotto la Direzione Scientifica Direttore Nucleo Operativo della Soprintendenza Archeologica per il Veneto Giuliana Cavalieri Manasse , fecero la straordinaria scoperta del ritrovamento, alla necropoli Albere Spianà, di un corpicino inumato risalente al I secolo d. C. della probabile età di circa 6 mesi.

In quella fase di lavoro non si sapeva nemmeno se si trattasse di un maschietto o di una femminuccia, ma tale fu la tristezza che li pervase per aver  trovato una sepoltura infantile che sorse immediato il desiderio di pensare ad un nome, trattando quelle povere ossa con il rispetto che si dà alle persone in vita. “La chiameremo Juliet” disse Flavio ispirandosi alla melodia della canzone “Romeo and Juliet” dei Dire Straits che allora era la colonna sonora delle sue giornate.

2008/2009 gli archeologi Flavio Capone a sinistra e Junior Mendes a destra durante gli scavi alla necropoli Albere Spianà www.viaalbereverona.comDa allora anche via Albere ha la sua Giulietta, il cui nome in latino è Julia e in italiano Giulia o, più affettuosamente, Giulietta.

Per la precisione fu trovata dove ora sorge il condominio “Orti Scaligeri”, in via Albere 112, nel punto in cui ora c’è lo scivolo per accedere ai garage.

Le tecniche funerarie romane del I secolo d.C. prevedevano l’incinerazione, mentre per la piccola Juliet i genitori scelsero l’inumazione e così è arrivata sino a noi.

Guarda il video creato in occasione della sagra della parrocchia Santi Angeli Custodi nel quartiere Stadio di Verona 2016: l’archeologo Junior Mendes racconta i suoi scavi

Testo del video: “Salve a tutti, sono il dottor Junior Mendes, archeologo e direttore del Centro Studi Archeologici del Cerrado in Brasile. Ho lavorato nel 2008 come direttore degli scavi archeologici dell’area dove via Albere incontra via Spianà. Sono stato chiamato a lavorare dalla dottoressa Francesca Meloni come specialista di escavazione stratigrafica e poi sono stato nominato direttore generale dell’escavazione.

Cosa mi auguro per questo progetto: mi piacerebbe che fosse data più visibilità alla fornace antica perché probabilmente è considerata una delle più grandi del Nord Italia e molto probabilmente del centro Europa. Mi piacerebbe che tutta l’area del centro di Verona dove sono stati trovati questi reperti archeologici avesse una ripercussione maggiore e un’altra visibilità per valorizzare il patrimonio archeologico italiano.

Nelle escavazioni sono state trovate cose molto importanti per la città di Verona, tra questa la continuazione della via Postumia, con un grande tratto all’interno dell’area di escavazione. Sono state trovate tracce di 4 bombe esplose nella seconda guerra mondiale. Una molto creativa, importante e molto differente rispetto alle altre nostre escavazioni archeologiche incontrate nel contesto di Verona, fu la tomba ad inumazione di una bambina che aveva il suo corredo, inoltre spade, urne funerarie in vetro, e giocattoli per bambini posti dentro alle tombe, come una tavoletta che aveva il disegno di un gioco antico per la bambina collocato dentro alla tomba.

Per concludere desidero augurare a tutti “buona sagra”.”

Le origini greche del nome

Enea, figura della mitologia greca e romana, protagonista dell’Eneide di Virgilio, era chiamato anche “Iulo” probabilmente”sacro a Giove” o “discendente da Giove”, oppure dal greco ιουλος (ioulos), che vuol dire dalla barba lanuginosa” o “dalla capigliatura crespa”.

Le origini latine del nome

Deriva dal latino Iulia o Julia, che era la forma femminile del cognomen romano Iulius; tipico della gens Iulia. La gens Iulia discendeva da Iulo, figlio di Enea, quindi la gens Iulia è uno degli arcaici clan familiari romani che sarebbero esistiti al momento della nascita di Roma.

L’abbigliamento dei bambini d’epoca romana

Non sono stati purtroppo ritrovati resti dell’abbigliamento della piccola, ma è possibile fare una ricostruzione di come vestissero i fanciulli romani basandosi sulle fonti storiche.

fibula necropoli albere spianà verona I capi d’abbigliamento di bambine e ragazzine romane erano la tunica e il mantello. La tunica era semplice, per stare in casa, con una cintura in vita, di solito bianca in quanto colore naturale, fatta di lino per l’estate e di lana per l’inverno; quando uscivano indossavano sopra un’altra tunica lunga fino ai piedi. Qui nel nord Italia lungo la Postumia gli inverni erano rigidi e per proteggersi dal freddo usavano un mantello, spesso con cappuccio, aperto sul davanti e lungo fino alle ginocchia, detto paludamentum, fissato a una spalla con una fibbia detta fibula. Nell’immagine la fibula ritrovata tra Parco Ada e Parco Postumia nella necropoli Albere Spianà.

Spesso i bimbi stavano a piedi nudi, altrimenti indossavano scarpe o sandali.

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simulazione di una lunula

Ai bambini romani veniva messo al collo un ciondolo, la bulla, che conteneva un amuleto, probabilmente per proteggerli dal male.  Nel caso delle bambine si trattava della lunula, un pendente a forma di luna crescente, d’oro, di piombo laminato d’oro, tessuto o cuoio a seconda del ceto sociale, da indossare fino all’età da matrimonio. Come gioielli collanine d’oro o d’argento con pasta vitrea.

In quanto ai capelli c’era una differenza nella lunghezza, più corti per i maschietti, più lunghi nella versione femminile. Le ragazzine di solito portavano i capelli annodati sulla nuca, alcune li arricciavano e avevano la frangia dritta o arricciata.

Il gioco

Nella zona degli scavi venne anche rinvenuta, dall’archeologo Junior Mendes, una tavoletta da gioco per bambini, simile al gioco del filetto o del tris. Si tratta di un esempio delle antiche tabulae lusoriae, giochi da tavolo portatili incisi o scolpiti su legno, marmo, bronzo o pietra, a volte incisi sulle pavimentazioni dei luoghi pubblici .

Questa ritrovata nella necropoli Albere Spianà era incisa su una tegola e posta in una tomba. Si noti la simbologia della triplice cinta. Scrive lo studioso italiano Aldo Tavolaro che la presenza di una Triplice Cinta indica che ci si trova in un luogo che rappresenta l’omphalos della zona, ossia il centro di energie fisiche (correnti telluriche, magnetiche e cosmiche) che possono venire esaltate da un raggruppamento di persone legate da alta spiritualità. Di contro il luogo contrassegnato da quel simbolo è l’ombelico, il punto centrale di un territorio in cui esistono le premesse fisiche perché possano moltiplicarsi le energie psichiche emesse, per esempio, da uomini in preghiera.

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Riproduzione simile alla tabula lusoria ritrovata nella necropoli Albere Spianà

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