Il palio di Verona – la Corsa del Drappo Verde

La corsa del Palio lungo la via Postumia

In molte città italiane si correva il palio, e in alcune avviene ancora oggi. A Verona il Palio si correva lungo la via Postumia: la corsa partiva al galoppo dove via Albere incontra via Mantovana, lì oggi c’è il negozio d’angolo di giocattoli e al tempo c’era la chiesa di Santa Lucia Extra. La partenza era detta le mosse ed era segnato da una grande pietra; il traguardo a Santa Anastasia era denominato la meta.

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Il palio veronese è, secondo documenti storici, la corsa celebrativa più longeva nel mondo  che ci offre una panoramica storica unica nello sviluppo delle corse podistiche; da alcuni datata 1208, in realtà prende forse spunto da un’altra corsa iniziata nel 1198.

 

1198 si festeggia con la corsa equestre

A Verona: nel 1198 ebbe fine la guerra che vedeva Verona, alleata con Mantova, trionfare ai danni di Ferrara. Il 2 luglio del 1198 Adelardo, il primo cardinale veronese è a Verona con Enrico, vescovo di Mantova, per un atto di pacificazione tra Mantova e Verona, dato che Mantova si era rivoltata contro gli ex alleati veronesi: si festeggiò con una corsa equestre.

Dal 1208 il premio per il vincitore è un drappo di lana (pezza, pallium)

Nel 1207 Ezzelino II il Monaco stipulò un’alleanza con il conte Alberto III del
Tirolo con l’intento di combattere i conti di San Bonifacio di Verona per dominare sui loro territori: fallirono e Verona nel 1208 commemorò la vittoria con una gara equestre. Da questa data si può datare con certezza l’origine di un palio e non di una generica corsa poichè è testimoniato che in premio vi erano appunto dei pallia ovvero  pezzi di tessuto di lana.

La storia del nome Palio

Il pallio (derivato dal latino pallium, mantello di lana) in origine indossato dai filosofi venne poi adottato come paramento liturgico dalla Chiesa. In pratica è oggi costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle che simbolicamente rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle ed è pertanto simbolo del compito pastorale. Corrisponde all’omoforio (omophórion) usato nella Chiesa ortodossa da tutti i vescovi.

Stessa origine latina per il termine paliotto (dal latino pallium, “velo”) che è la parte anteriore di un altare, oppure un pannello decorativo, che può essere posto a rivestimento della stessa. Esso può essere di stoffa, di marmo, a mosaico, a tavola dipinta, a legno intagliato, oppure lavorato con metalli preziosi, come, ad esempio, l’argento. Il paliotto può avere un valore artistico notevole.

Dimenticata perchè abolita

Oggi quasi nessuno sa che anche in via Albere si correva la bellissima corsa del Palio perchè è stata abolita ben 220 anni fa, nel 1797, da Napoleone Bonaparte che voleva evitare qualsiasi assembramento di folla che potesse dar vita a rivolte antifrancesi come era successo nelle Pasque Veronesi.

Quindi il palio di Verona si svolse fino al 1797 quando la repubblica di Venezia fu conquistata Napoleone. Dopo la firma del Trattato di Campoformio Il 17 ottobre 1797, Venezia è entrata a far parte del Regno austriaco. Gli austriaci presero il controllo della città il 18 gennaio, 1798. Venezia e le città dell’ex Repubblica veneziana caddero perciò in declino.
Il movimento rivoluzionario francese era fortemente anticlericale e antireligioso, perciò celebrazioni e carnevali sarebbero stati scoraggiati, perché i nuovi governanti ritenevano potessero essere potenzialmente sovversivi. Così le celebrazioni del carnevale e le gare del Palio non erano più accettabili, e le tradizioni a lungo mantenute sono state soppresse o semplicemente fatte scomparire.

Il palio a Verona: una corsa secolare

All’inizio la competizione non si chiamava Palio; Dante Alighieri stesso, rifugiatosi in esilio a Verona nel 1304 , e precisamente nella zona di Santa Lucia Intra, cita infatti questa festa pubblica come la più famosa del tempo e che interessava tutta la popolazione, sia con cavalli che podistica, nominandola la corsa del “drappo verde” (Comedìa, Inferno, Canto XV, 121- 124).

Dante Alighieri, Divina Commedia, prima cantica Inferno

Dante, Divina Commedia, prima cantica, Inferno

Poi si rivolse, e parve di coloro
che corrono a Verona il drappo verde
per la campagna; e parve di costoro
quelli che vince, non colui che perde.

“Poi si voltò e sembrò uno di quelli che corrono a Verona per il drappo verde, nella campagna; e sembrò il vincitore, non il perdente”

In questi versi del XV Canto dell’Inferno, si parla di Brunetto Latini (1220 – 1295) poeta, maestro e amico di Dante, che è costretto a compiere uno scatto, dopo essersi fermato a parlare con Dante, per non essere raggiunto dalla schiera successiva di coloro che incalzano.

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Dante dunque fa idealmente vincere il primo premio al suo maestro ma, attenzione, quello riservato alla corsa delle donne, il drappo verde appunto, alludendo alla sodomia, peccato a cui ha ceduto Brunetto Latini.

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Verona, corte Sgarzarie, epoca scaligera

Nel medioevo la lavorazione della lana era l’attività principale della Signoria Scaligera. I prodotti tessili erano destinati al mercato locale e alll’esportazione che diventava sempre più importante nella storia economica della Marca Veronese.
Alberto I della Scala (1277 – 1301) diede grande impulso a questa attività e restaurò gli edifici dell’area circostante la corte dove concentrò le botteghe degli sgarzatori, i lavoranti della lana: erano nate le Sgarzarie, la zona artigianale e commerciale della lana.

I tessuti di lana si dividevano in: tessuti di pregio, cioè quelli esclusivamente in lana e i tessuti di basso costo, quelli misti di lino e lana , ovvero i ‘panni grigi‘, molto diffusi a Venezia Più volte tra gli oggetti di vestiario rubati ai Veneziani figurano i mantelli ‘grigi di Verona’. Molte città del nord e della Toscana adottarono le tecniche veronesi.

I premi in palio (ancora oggi usiamo questa espressione) 

Fra le più significative e complete testimonianze trovate sul palio è questo testo scritto da uno storico e letterato veronese, stampato nel 1594: Dell’Istorie della città di Verona del signor Girolamo Dalla Corte gentiluomo veronese e precisamente alle pagine 253 e 254 del libro VI.

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Fu questa sua entrata in Verona, la prima Domenica di Quadragesima dell’anno mille dugento otto, il popolo in memoria di così segnalata vittoria fece molti tornei amici, e feste: e fu per pubblico decreto ordinato, che ogn’anno in tal giorno si corressero quattro Palii, dell’entrate del comune; uno che fosse di dodeci braccia di panno scarlattino, al quale havessero da correre gli Uomini; l’altro che fosse di dodeci braccia di panno verde, al quale dovesse essere corso dalle Donne: il terzo, che fosse d’una pezza di valessio bianco, che dagli asini si corresse; e l’ultimo che fosse d’una bellissima pezza di velluto cremesino, che da Cavalli intieri fosse corso: fu anco ordinato, che al secondo cavallo si dessero due mezzene di porco, e fossero di quattro pesi l’una, un gallo, certi aglj, e altre cosette agli altri, come si costuma ancora oggidì.

La corsa, istiuita per legge ( Statuto Albertino del 1271, di Alberto I della Scala, rielaborato poi da Cangrande I nel 1328 che ha reso più precisi i dettagli dei premi) e pagata dal Comune, comprendeva quattro gare: quella con i cavalli, quella con gli asini, quella degli uomini a piedi e infine quella delle donne a piedi.

Ogni categoria aveva in premio per il vincitore una pezza di lana colorata chiamata drappo in volgare, pallium in latino.

La corsa più importante era quella degli uomini a cavallo di stalloni, a loro il premio più prestigioso: una pezza di velluto cremesino (sostituita dal damasco in periodi economici più difficili). Da qui si può già evincere che il palio aveva anche funzione di fiera perchè allevatori di diverse parti d’Italia potessero mettere in mostra e vendere a Verona i propri cavalli (e asini) migliori, mentre produttori e mercanti si incontravano per il settore dei tessuti di lana. Questa gara “prendeva le mosse” ovvero partiva dalla chiesa di S. Lucia Extra che si trovava all’incrocio delle strade via Albere (più precisamente in quel primo tratto da Ca’ dei Recchi), via Mantovana e stradone Santa Lucia, una grande pietra ne fissava il punto preciso.

La seconda corsa era sempre riservata agli uomini, questa volta a piedi. Il premio in palio era una pezza di panno scarlatino. La partenza era fissata alla chiesa romanica di Ognissanti che aveva allora una vasta parrocchia con la corrispondente contrada medioevale (si trova oggi il vicolo Ognissanti, traversa di Corso Porta Palio, e c’è un portale cinquecentesco in tufo inserito nell’edificio al n. 18 dello stradone; sull’architrave si legge ancora la scritta Deo Max. et Caelitibus omnibus. )

La terza corsa, in ordine di importanza, era la corsa degli uomini in sella agli asini , il premio al vincitore era una pezza di valessio bianco, una specie di tela di canapa e cotone. La partenza era segnata alla chiesa di S. Lucia Intra, che si trovava vicino a Porta Palio.

Con la modifica allo Statuto, introdotta da Giangaleazzo Visconti nel 1393, venne introdotta anche una quarta corsa per le donne a piedi. Le donne partivano dalla chiesa dei S. Apostoli che oggi si affaccia su Corso Cavour, e il premio in palio per loro era un tessuto di lana verde (in precedenza destinato agli uomini). Lo Statuto
specificava che il Palio era aperto a “oneste” donne, anche se ce ne fosse solo una a partecipare; tuttavia, se non ce fossero state disponibili, allora anche le prostitute avrebbero potuto partecipare. Ma la gara riservata alle donne cessò per mancanza di concorrenti nel 1637, sostituita con una corsa di cavalle.

Riguardo la simbologia del colore verde: il verde è color dell’aldilà (così nella cripta S.Stefano a Verona) e verde è il colore della veste dei sacerdoti in periodo di tempo ordinario.

Premi da condividere

La cerimonia delle premiazioni rivestiva un’importanza particolare anche per gli stessi spettatori, non solo per tributare i dovuti onori a chi aveva primeggiato nelle gare, ma anche e soprattutto per divertirsi a spese degli ultimi, costretti da regolamento a girare per la città facendo bella mostra del “premio di consolazione” o per meglio dire di umiliazione, a quel tempo gli scherni erano abbastanza pesanti. Il secondo cavallo classificato si mostrava con due mezzene di porco al collo, e chiunque poteva avvicinarsi e tagliarsene una fetta. Agli ultimi, i più lenti in gara, venivano consegnati galli e anche qui chiunque avrebbe potuto tagliare la corda che li legava, liberarli, e presumibilmente inseguirli con gran schiamazzi cercando di prenderli.

Accorrevano persone da tutte le parti d’Italia

L’annuncio del Palio veniva dato già un mese prima, Verona tutta festeggiava per la meraviglia del Cittadini e forestieri.

Fu parimente ordinato, che ogn’anno s’avesse a bandire un mese innanzi questa solennità, acciocchè vi potessero da ogni parte concorrere persone, sì a vedere, come a correre; come in effetto poi si fece, perciocchè si legge, che in que’ primi anni massimamente, ne’ quali si celebrava questo trionfo con molto maggior magnificenzia, e pompa, e lealtà di procedere, che oggidì non si fa, vi concorreva da quasi tutte le parti d’Italia infinita moltitudine d’onorati Cavalieri, e di nobilissime Dame, di che la Città montava in gran gloria,  e ne riportava riputazione appresso tutte le genti straniere.
Ma forse non minore ne riportavano i San Bonifazj, così scacciati come si ritrovavano, poichè una tanto illustre, e antica Città, si degnava così splendidamente d’essi pur suoi figliuoli e Cittadini, e tanto antichi trionfare.

Prima si correva in Quaresima poi a Carnevale

Dal 1207 al 1450 le gare si sono svolte nella prima domenica di Quaresima, ma dal 1450, dopo che Verona è entrata sotto il controllo di Venezia, si è tenuta al Giovedì grasso che è il giovedì prima di Mercoledì delle ceneri.

Nel 1434 infatti, per suggerimento di San Bernardino da Siena, la data fu spostata al giovedì “grasso” e quindi all’ultima domenica di Carnevale.

Il Giovedì grasso e il suo carnevale furono perciò una celebrazione per tutta la comunità di Verona e i suoi abitanti erano coinvolti nel Palio stesso.
Questa è quella festa, che anche oggidì costumano di fare l’ultima Domenica di Carnevale, se bene per colpa non sò se de’ tempi, o delle persone non si fa più a un gran pezzo con quella pompa e grandezza, che in que’ primi tempi si faceva. Fu ridutta, come a suo luogo si dirà, per le devote predicationi di S. Bernardino, dalla prima di Quaresima, a l’ultima Domenica di Carnevale: ed oggidì non si corre più che sei braccia di panno nostrano per sorte: e in vece di velluto si da al cavallo vincitore una pezza di damasco.

Il percorso

È gran differentia fra gli Scrittori del luogo, ove allora si corresse: perché alcuni vogliono, che si cominciasse a correre su la strada, che principia fuori del borgo di Santa Lucia, ove in quei giorni si trovava una assai grossa Terra, e si venisse per dove ora abbiamo le Chiese di S. Spirito, e di S. Antonio, che sin ora Santo Antonio dal corso si chiama, e si giungessere, non v’essendo allora tante case come sono oggidì, su la piazza.

Altri dicono, che  principiavano bene nel borgo di Santa Lucia, ma venivano per la strada istessa, come anche oggidì si fa, e correvano fino al fiume, dove ora abbiamo la Chiesa di Santa Anastasia; e questa è la miglior opinione poiché per molti antichissimi instrumenti si vede, che questa strada anticamente si chiamava il corso.

Dell’opinione di coloro, che vogliono, che si corresse dalla Tomba fino alla Chiesa di San Fermo, come di opinione troppo sconcia, e ridicola non penso, che sia da far conto, perciocchè se quello fosse, tutto il corso sarebbe stato fuori della Città, il che non è per alcun modo credibile.

Il percorso si dirigeva verso Verona, passando sotto l’Arco dei Gavi e proseguiva lungo Corso Vecchio (la vecchia strada principale) per raggiungere il Palazzo della torre a San
Fermo. Successivamente il percorso avrebbe attraversato l’attuale Corso San Fermo per finire in piazza di Sant’Anastasia.

Anticamente la gara veniva chiamata al maschile, il corso, e non al femminile, la corsa, come facciamo oggi. Quindi le strade che oggi sono denominate Corso indicano che lì un tempo si svolgeva una gara.

La testimonianza scritta

Corsa del Palio Verona corso Cavour Palazzo Carlotti Jacometo viaalbereverona.com

Oggi, passeggiando sulla via Postumia, nel tratto che oggi si chiama Corso Cavour, nel punto dove il corso incontra Porta Borsari, sotto una finestra di Palazzo Carlotti, si legge la testimonianza scritta da Jacometo che, mentre era di pattuglia di sorveglianza durante la corsa sel Palio nel marzo del 1710, ha voluto che ci ricordassimo di lui. La scritta dice:

Corsa del Palio Verona corso Cavour Palazzo Carlotti Jacometo 1710 viaalbereverona.com

Adì 2 m.o 1710 

il giorno de palio

son stato il sargente

Jacometo di patulia

a questo posto

 

 

 

 

Anniversari

Il Palio di Verona durò circa 590 anni, facendola diventare la corsa del Palio più longeva. Nel 2008 il Palio di Verona ha compiuto 800 anni.

Cavalcate storiche ricordando il Palio

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Negli anni 1994 e 1995 il Comune di Verona con l’Assessorato allo Sport e l’ Associazione dei Sardi “Sebastiano Satta” di Verona, organizzzarono manifestazioni evocative dell’antico Palio di Verona.

Preceduta di qualche giorno da sfilate nelle contrade di Borgo Santa Croce e Borgo Primo Maggio, si iniziava poi la rievocazione del Palio in centro storico con una sfilata in costume medievale attraverso il Ponte di Castelvecchio. Cavalieri, Dame e Fanti percorrevano le vie cittadine. Poi in Piazza dei Signori si esibivano gli sbandieratori di Montagnana (campioni d’Italia). Quindi gli Araldi annunciavano il Capitano di Campo, seguito dai Cavalieri partecipanti alla Giostra: il Capitano si portava di fronte al Drappo, esposto sul balcone del Palazzo della Signoria e dava lettura del Bando, aprendo così ufficialmente le ostilità. Poi in un religioso silenzio il Drappo veniva portato in Piazza Bra per la benedizione del Vescovo.

Il giorno dopo, nel Vallo di Via Città di Nimes, si svolgeva il torneo con Cavalieri, Arcieri e Podiste che si cimentavano nei giochi in programma per l’assegnazione del Palio del Drappo Verde. La manifestazione era preceduta dall’esibizione dei partecipanti nei costumi medievali e la presentazione delle contrade in lizza. Negli intervalli si esibivano gli sbandieratori di Montagnana e venivano svolti giochi medievali con cavalli appositamente addestrati.


Le Fonti


Lo sport ieri e oggi in via Albere

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